Vico del Gargano:”Quando si mangiava tutti nello stesso piatto”

Negli anni 50 e 60 a Vico del Gargano e in quasi tutto il Sud Italia si mangiava tutti insieme e in un unico piatto grande,posto al centro della tavola.

La tavola della famiglia povera e contadina vichese, pur avendo anch’essa una sua gerarchia rigida (gli uomini mangiavano da una parte e i posti a tavola erano disposti secondo la gerarchia lavorativa), era un piacevole esempio di unione familiare, di coesione e di allegria; i commensali mangiavano tutti attingendo dallo stesso piatto comune, e ciò che si avvertiva era il senso di condivisione, di convivio e di unione.

uKKQeu2La colazione veniva fatta di prima mattina; solitamente non era abbondante e, a volte, si saltava per mancanza di cibo.
Generalmente si consumavano pane  e latte di mucca diluito con acqua o addirittura solo acqua, soprattutto se non si possedeva una mucca. Qualcuno faceva la zuppa. In epoche più recenti si trovavano in tavola anche burro, zucchero e marmellata.Il caffe’ era un lusso che si potevano permettere i latifondisti e borghesi.
La carne si mangiava raramente(quando si uccideva il maiale) più spesso quella bianca e come sostituto la domenica si preparavano le polpette di pane al sugo con cui si condiva la pasta fatta in casa. Di rado si consumava anche il pesce; si comprava il merluzzo e alle feste il baccala’ perché costava poco o si andava a pescare quando c’era il tempo e la possibilita’Borrello Vito e famiglia 1931
Con la frutta e la verdura degli orti venivano fatte conserve e salse. Circa il 50% delle famiglie possedeva una campagna. Era comunque abitudine anche andare per campi e prati a raccogliere la cicoria e le erbe spontanee
Il pane veniva preparato in casa , cotto dal fornaio e durava per una settimana.
Anche il vino, in alcuni casi veniva prodotto in casa da chi possedeva una vigna ma più spesso era acquistato nelle cantine, di solito non mancava mai in tavola. Potevano berlo solo gli adulti. I ragazzi potevano assaggiarne un goccio con il permesso dei genitori anche perche’ veniva diluito con acqua o gassosa.
L’olio d’oliva in abbondanza era un lusso riservato ai latifondisti e ai proprietari terrieri ma comunque nelle case dei contadini non mancava in quanto il salario all’epoca oltre a qualche soldo.prevedeva anche olio e grano(u tumul)

L’acqua si prendeva dai pozzi e dalle  sorgenti(dove le donne si recavano a lavare i panni)e poteva essere gassata con l’aggiunta di una polverina.

I bambini spesso cenavano soltanto con del latte.
Il cibo non era abbondante e, anche se non piaceva, si doveva mangiare e non si buttava.
La spesa si faceva nei piccoli negozi di paese: non esistevano i supermercati
Di solito si cenava alla sera quando il capo famiglia tornava dalla campagna,a pranzo i bambini si accontentavano di una fetta di pane con il pomodoro o lo zucchero.
maiale-contadiniLe feste avevano un grande valore, per questo l’intera famiglia si riuniva attorno alla tavola per mangiare e festeggiare insieme . In tali occasioni, a volte il pranzo terminava con i dolci tradizionali fatti in casa.
I crustoli,i calzoncelli a natale e i classici biscotti di Pasqua intrecciati con uovo sodo(le scarcelle) si concludeva il pranzo con noci,mandorle,castagne,fichi secchi(per i piu’ fortunati)
Qualcuno era così fortunato da poter mangiare il gelato. Più comune era però la granita.
Anche i nostri nonni mangiavano le caramelle.
I cibi erano cucinati nel camino a legna. A fine anni ’40 arrivò la stufa che funzionava a legna e a carbone. Solo successivamente si passò al fornello a gas.
Le pentole erano di creta, di rame e di alluminio. Solo la domenica si metteva la tovaglia sulla tavola.
Le donne si occupavano della cucina; i maschi , in genere, non aiutavano.
Giuseppe Luigi D’Errico
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